Renato Tranquilli

Renato Tranquilli, classe 1934, è mancato da poco più di un mese.

Tutti lo conosciamo come un noto commerciante salodiano, ma è stato anche e soprattutto il primo campione italiano nella storia della Canottieri.

Atleta della nostra prima squadra di nuoto, poi sponsor e diportista, fa parte infatti di quelle figure che hanno mantenuto costante il loro legame con la nostra società nel corso della loro vita. 

Una decina di anni fa avevamo chiesto a Renato di raccontarci la sua esperienza di atleta  degli anni ‘50, quando praticare sport a livello agonistico non era “comodo” come oggi, ma non per questo meno appassionante. Ve la riproponiamo qui, perchè ci sembra il miglior modo per ricordarlo e salutarlo.

Cosa ricordi di quegli anni?

Da maggio a settembre il ritrovo era al circolo già la mattina, stavamo sulla panchina oppure sotto le piante e il giorno di riposo dagli allenamenti uscivamo a rotazione sulle barche a remi. Trascorrevamo le nostre giornate estive a giocare nell’acqua e, sebbene non avessimo a disposizione quasi nulla, sono stati anni di autentico e sano divertimento!

Come era la vita da atleta negli anni ‘40?

Eravamo circa una quindicina di elementi, dai 14 ai 24 anni, a costituire nel 1946 la prima squadra agonistica di nuoto della Canottieri, allenati dall’esule istriano Giacomo Marinello, detto “Etto”, una figura carismatica che, con competenza e pazienza, ha saputo creare e mantenere un buon spirito di gruppo fra noi atleti. 
Ci allenavamo due volte al giorno, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, nella nostra piscina naturale, il lago. Due paratie di legno segnavano la partenza e le virate, opera dell’allora custode Italo Forgioli, ex campione italiano di canottaggio

Qual è stato il tuo esordio?

Nel 1947, in occasione dell’incontro Italia - Iugoslavia, presso la darsena del Casinò di Gardone Riviera, ho esordito nella gara di contorno alle altre principali, ottenendo dei risultati incoraggianti, tanto da presentarmi ai Campionati Lombardi, che ogni anno si svolgevano a fine stagione alla piscina della Canottieri Milano sui Navigli. Già nel 1948 ho partecipato alla prima Coppa Scarioni, gara nazionale categoria ragazzi Under15, arrivando in finale ad Omegna. L’anno successivo, con Dino Monselice e Mario Storari, ero ai Campionati Italiani a Chiavari e alla finale della Coppa Scarioni a Pesaro che conclusi al quarto posto. 

Erano gli anni d’oro!

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Quando sono arrivate le prime vittorie?

Il 1950 si rivelò l’anno del trionfo: primo posto nei 100 e secondo nei 400 stile libero ai Campionati Italiani a Napoli in una piscina costruita nel mare. Poi la convocazione a Zagabria per l’incontro con la nazionale Jugoslava, e ancora tante gare per la Canottieri… 
Mi rendevo ben conto di essere uno dei fortunati, sia per l’abilità e le capacità, ma anche per aver trovato un ambiente e un allenatore coinvolgente e stimolante. 

Come venivano organizzate le trasferte lontane?

Ci spostavamo raramente in treno, solo per andare in città distanti, dove eravamo sempre alla ricerca di ristoranti a poco prezzo e appartamenti privati. 
Quando venivo convocato invece per gli allenamenti invernali della nazionale, che di solito si tenevano a Bologna allo Stadio Comunale o alla Piscina Cozzi di Milano, eravamo spesati per vitto e alloggio oltre al rimborso di circa 300 lire per le spese della colazione e della lavanderia. 

E per quelle vicine?

Per le trasferte vicine sfruttavamo invece il camioncino di Cace, il fruttivendolo del paese, che la domenica toglieva le cassette della verdura e metteva delle panche di legno a bordo, sempre sperando che non piovesse! 
Per andare a Milano talvolta ci ammassavamo anche in sette ragazzi sul taxi del vecchio “Lupo” Banalotti, un’auto che non superava i 45 Km/h, ma partendo alle sei di mattina, arrivavamo (non sempre) puntuali per l’inizio delle gare. Una volta ero appena sceso dall’auto quando ho sentito chiamare proprio il mio nome per la prova che stava iniziando, non avevo tempo per farmi prendere dall’agitazione, mi sono cambiato dietro il primo albero e mi sono presentato al blocco di partenza!
Al termine delle gare milanesi ci trovavamo alla fiera a Campo Marte per una succulenta cena a base di ... anguria, quante risate!


Chi lo intervistò ricorda ancora quanto le sue parole scorressero veloci e quanta emozione sprigionassero. 

Il suo sguardo e la sua commozione ci fanno capire che Renato è stato uno dei fortunati e noi ad avere avuto lui!

 
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