Mino Miniati: uno sguardo sulla Canottieri lungo 45 anni

Toscano di origine, dell’Impruneta per la precisione, è approdato a Salò dopo essere passato dalla Germania e da Venezia. Ermindo Miniati, per tutti Mino, è stato direttore d’albergo e di banca, ma soprattutto presidente, direttore sede e direttore sportivo della Canottieri Garda, nonché presidente uscente di Vittoria Alata Nuoto. Oggi è richiesto da molti circoli velici come efficiente ufficiale di regata. Ha sempre la battuta pronta e una spiccata simpatia, basta non farlo innervosire! La sua poliedrica personalità gli permette di avere una visione aperta e sempre pronta a nuove sfide. Inutile dire che porta egregiamente i suoi 74 anni. 

Nella vita in ogni situazione sei sempre riuscito a crescere e raggiungere i vertici, in un percorso di vita eterogeneo. Qual è il tuo segreto?

E’ tutta una questione di determinazione. In ogni occasione sapevo che ce l’avrei messa tutta per dare il meglio, era una scommessa con me stesso. Ho saputo poi cogliere le buone occasioni, ad esempio io non ho mai fatto richiesta per lavorare in banca, ma alla filiale di Salò avevano bisogno di una persona che parlasse tedesco e mi hanno contattato per questo, anche se la vera difficoltà è stata capire il dialetto bresciano! Dopo tanti anni ora lo capisco ma non riesco ancora a parlarlo, di toscano mi è rimasto solo il carattere!
Potremmo dire che il mio segreto è la capacità di circondarmi di ottimi collaboratori, che ho sempre cercato di valorizzare al meglio. 

Hai mai pensato “stavolta non ce la faccio”?

Succede in qualsiasi ambito, sia professionale che agonistico, nessuno è mai sicuro di potercela fare. Ma vai avanti, speri che la fortuna ti assista e poi cerchi aiuto e, nel caso della Canottieri, ho sempre trovato l’appoggio di persone di alto livello. Questo non vuol dire che si sia sempre andati d’accordo, ma i diversi punti di vista e i confronti leali sono utili per trovare una sintesi, al solo fine del bene della Canottieri.

Dal 1976 ad oggi come hai visto crescere la Canottieri in questi anni?

In questi anni c’è stata una continua evoluzione, e credo mai un’involuzione. Lo dimostra il fatto che la Canottieri è una delle poche società italiane che può vantare l’affiliazione a ben cinque federazioni sportive. Inoltre l’acquisto della sede, la gestione e il continuo ammodernamento di più impianti dimostrano la sua forza e il suo carattere.

Genitore, atleta, direttore, Presidente e oggi ufficiale di regata, qual è il tuo rapporto oggi con la Canottieri?

Sono ancora parte attiva come membro della Commissione Disciplinare, che per fortuna non è mai dovuta intervenire con provvedimenti nei confronti di qualche socio!

Quale ruolo hai preferito ricoprire?

Il ruolo di presidente, che ho ricoperto dal 1987 al 1993 è senz’altro quello che mi ha regalato più soddisfazioni, sebbene sia stato molto impegnativo. In Canottieri c’erano consiglieri più esperti di me, che conoscevano meglio la società e i suoi meccanismi, ma abbiamo saputo fare un lavoro collegiale: è stata un’esperienza determinante anche per la mia crescita professionale.


Il ricordo più piacevole dei tuoi tre mandati?

Il 1991 è stato l’anno del centenario della Canottieri Garda e per l’occasione abbiamo organizzato una regata velica con le imbarcazioni della classe Libera, ormeggiate poi sul lungolago, e realizzato una mostra in Comune, coinvolgendo tutta la popolazione di Salò con manifesti in cui chiedevamo cimeli o ricordi inerenti la società, e la risposta è stata ottima. Un altro evento straordinario di quell’anno è stato il tentativo di record in vasca corta dei 200 metri stile libero di Giorgio Lamberti, allora campione del mondo della specialità, organizzato nella piscina della Canottieri con la collaborazione del suo allenatore dell’epoca, il compianto Alberto Castagnetti, e la partecipazione di diversi atleti olimpionici. Un evento che venne trasmesso in diretta da Rai1. Inoltre abbiamo organizzato una regata di canottaggio con le spettacolari imbarcazioni 8+.
Ricordo quell’anno come un’esperienza bellissima e una fatica immensa, ma quante soddisfazioni.

In questi ultimi anni stai frequentando parecchi circoli non solo del Garda, ma di tutta Italia, cosa potremmo imparare da loro e cosa potremmo insegnare?

Sul Garda ormai conosco tutti i circoli velici, ma sono un po’ parziale perché avendo vissuto metà della mia vita in Canottieri ritengo che tutti dovrebbero imparare da noi dal punto di vista sociale e gestionale.
Siamo una società complessa, che sarebbe portata naturalmente a privilegiare l’attività sportiva, ma che ha saputo fare delle scelte e trovare l’equilibrio dando spazio a tutte quelle azioni commerciali fondamentali per sostenere l’attività delle squadre agonistiche.
Ci sono circoli sul Garda come quelli di Riva, Malcesine, Torbole, Campione e Arco che grazie al vento costante possono organizzare regate di richiamo mondiale, riuscendo a far coincidere con più facilità  attività sportiva e commerciale. 

Come ci vedono dall’esterno?

Quando sono negli altri circoli percepisco che la Canottieri ha mantenuto intatto tutto il suo prestigio per la sua storia, ma soprattutto per la serietà che l’ha sempre contraddistinta.

Se potessi tornare indietro cosa cambieresti della tua vita sportiva?

Mi sarebbe piaciuto dedicarmi di più alla vela, ma ho iniziato tardi, c’ho sempre capito poco e piano piano ho compreso quanto mi piacesse. Ho anche nuotato, ma il nuoto era finalizzato al solo benessere fisico, mentre la vela è competizione. Da bambino invece andavo in bicicletta, ma ho smesso perchè mio padre, che era un autista di pullman, la domenica non mi poteva accompagnare, e io andavo alle gare in bici e quindi arrivavo già stanco!

La bicicletta ti è rimasta nel cuore perchè ogni mattina macini in media 50 km, cosa ti spinge a farlo, dove trovi questa determinazione?

Una grande spinta me la dà l’aver vissuto tanti anni nell’attività agonistica, ma tanto sta nel mio carattere. Andare in bicicletta mi fa stare bene sia fisicamente che mentalmente, e se per qualche motivo non posso farlo, sento che mi manca qualcosa.

Cosa rimpiangi della Canottieri dei tuoi tempi?

Rimpiango, che poi non è un rimpianto ma solo un bel ricordo, la vita sociale vissuta in quegli anni, quando ti mettevi in “Svizzera” (la panchina fuori dal capannone della sede, ndr) per guardare e criticare chi usciva in barca.  Certo eravamo in pochi ed erano più facili i rapporti interpersonali, era una realtà familiare dove si facevano feste e cene insieme, ma ora si è ingrandita ed è cambiato tutto. Questo non vuole essere una critica alla Canottieri attuale, perché è il sistema che cambia. C’è chi dice che si stava meglio prima, per me ma va meglio ora.