Laura Meriano

Ha un carattere timido, ma nello sport come nella vita ha dimostrato una fortissima determinazione. Lo si percepisce già dallo sguardo, fermo e deciso. Fin dai 12 anni ha iniziato a remare in Canottieri. Quando ha capito che “voleva stare davanti”, la sua crescita è stata repentina. Nel 2018 è stata arruolata nel gruppo sportivo dei Carabinieri e si è trasferita nella caserma di Sabaudia (LT); nonostante questo ha voluto fortemente mantenere il doppio tesseramento con la sua società d’origine. A 20 anni Laura Meriano può vantare un titolo mondiale e 7 titoli italiani.

Perché hai scelto il canottaggio?

Il canottaggio in realtà non è stata una scelta, ho iniziato quasi per caso quando ho accompagnato mio fratello a un corso in Canottieri. Fin da subito l’approccio dell’allenatore e l’organizzazione della società mi hanno affascinata.

Quanto è importante per te mantenere il doppio tesseramento?

In Canottieri è iniziato tutto. Sono cresciuta come atleta, sempre seguita al massimo, i compagni di squadra sono diventati anche amici, è un ambiente a me familiare. Quindi avere il doppio tesseramento per me è naturale e ogni volta che torno qui è come tornare a casa!

Cosa ti manca della tua vita “da civile”?

In caserma siamo concentrati costantemente sull’attività sportiva e ci si ammazza letteralmente di fatica. La giornata è scandita da ritmi programmati e rimane poco tempo per pensare o fare altro. Mi manca soprattutto poter uscire con gli amici e ritagliare momenti di libertà.

Hai mai pensato di mollare tutto?

Tante volte mi sono chiesta se ne valesse davvero la pena, se questa fosse la scelta giusta, ma la verità è che non ho mai pensato di mollare.

Ti saresti mai aspettata di arrivare fino a qui?

No, non me lo sarei mai aspettata! Ho iniziato in sordina e non ero certo la più forte del gruppo. Nel momento in cui però sono salita sul singolo tutto è cambiato. Confrontarmi ogni giorno con Vittoria (Tonoli) mi ha spronato e mi ha spinto a mettermi in gioco. Ho capito che volevo stare davanti.

Quando hai capito che avresti potuto emergere?

Non ho avuto quasi il tempo di accorgermene! Sono stata convocata infatti per i Campionati Europei 2016 prima ancora di avere vinto un titolo italiano, questo perché i test valutativi e i tempi al remoergometro erano tra i migliori, superiori anche a quelli degli atleti già in nazionale. 
Anche per la mia famiglia è stata una sorpresa. Mio padre, quando ha saputo della convocazione, mi ha subito detto di abbassare la cresta, che ero ancora giovane e dopotutto non avevo vinto nulla prima. Voleva sicuramente proteggermi dalle delusioni, ma io sapevo che potevo farcela!

L’emozione più grande che hai provato?

Senza dubbio l’inno nazionale dopo la vittoria al mondiale del 2019.
Quel momento mi ha sempre emozionata, anche quando toccava agli altri, ma salire sul podio e sentire che il nostro inno nazionale era per me e le mie compagne è stata una sensazione indescrivibile.

Qual è la maggiore difficoltà con cui ti sei confrontata?

Quando inizi a fare sport ad alto livello iniziano anche i problemi fisici. Dopo il ginocchio è stato il turno della schiena, ma il primo istinto è stato quello di stringere i denti e andare avanti a lavorare, ma non riuscivo nemmeno a stare seduta, solo sdraiata e con le gambe piegate. È un momento difficile quello in cui capisci che ti devi fermare e non puoi fare a meno di pensare se lo supererai.
Una volta diagnosticato il problema ho potuto ricominciare gli allenamenti cardio sulla bike-erg, ma evitando però tutti gli altri sforzi. Due sessioni quotidiane, per un totale di quasi cinque ore, a pedalare da sola. E’ stato deprimente, ma gli obiettivi futuri sono troppo importanti per rinunciare.

Cosa ti spaventa di più? 

La mia paura maggiore è quella di aver raggiunto il mio limite, di non potermi più migliorare.

Quali sono i tuoi obiettivi a breve termine?

La terza tappa della Coppa del Mondo di maggio. È l’ultima possibilità per qualificarmi alle Olimpiadi di Tokyo 2020.

Quale consiglio vorresti dare ai nostri atleti?

Non è sempre tutto facile, ma bisogna lottare per ottenere quello che si desidera. Credeteci sempre e non mollare alle prime difficoltà. 

Parole d’ordine? Sacrificio e dedizione, senza smettere mai di divertirsi.