Due amici legati dalla stessa passione, ma ognuno con una propria sfida

Finora abbiamo raccontato storie di atleti che hanno già conquistato dei traguardi, i nostri campioni. Questo mese vi presentiamo invece due giovani della squadra agonistica di nuoto che non hanno ancora vinto titoli, ma ottenuto risultati che fanno ben sperare per il futuro. Insomma, hanno qualche buona carta da giocarsi.

Nicolò Serpi
(17 anni) e Alessandro Mora (15 anni) sono due atleti competitivi e ambiziosi.

Alessandro la scorsa stagione ha realizzato la miglior prestazione italiana della sua età nei 200 stile libero, Nicolò proprio quest'anno ha ottenuto prestazioni di livello nazionale sui 200 rana.

Prima dell’emergenza sanitaria si stavano preparando per i Campionati Italiani di Riccione, nei quali avevano grandi aspettative. Per entrambi sarebbe stato l'appuntamento dell'anno.

Stessa passione e stessa determinazione, ma ciascuno sta affrontando una propria sfida, con l’acqua e il tempo e soprattutto con se stessi.


Perchè hai scelto il nuoto? Lo pratichi da sempre o hai fatto altri sport?

NICOLO’
A tre anni ero in acqua per imparare a nuotare, ma avevo paura anche solo a toccarla e continuavo a piangere! Corso dopo corso ha iniziato poi a piacermi. Ho praticato in contemporanea altri sport, prima il calcio e poi la pallavolo, ma al momento della scelta ha sempre prevalso il nuoto. Forse da solo avrei scelto il calcio, ma la spinta finale me l’hanno data i miei genitori e l’allenatore, e di questo non posso che essergliene grato, perchè ora sono innamorato di questo sport che mi rende una persona felice.

ALESSANDRO
Da piccolo i miei genitori mi fecero decidere quale sport volessi fare, il nuoto era l'unico che mi interessava, quindi iniziai con i corsi finchè mi proposero di entrare nella squadra preagonistica. Conclusi gli anni di preagonismo il nuoto non mi emozionava più. Smisi per un anno e iniziai una specie di Karate. In quell'anno ingrassai molto, quindi i miei mi indirizzarono verso un altro sport per perdere peso, oltre al fatto che non mi piaceva il karate. Ricominciai con il nuoto perchè era l'unico sport che mi era piaciuto e io nei giochi di squadra e in quelli con la palla faccio pena. Piano piano i miglioramenti si vedevano e sotto la guida dell’istruttrice Laila Fontana ho vinto la prima gara regionale.


Hai mai avuto dei momenti di difficoltà che ti hanno fatto pensare di cambiare sport?

NICOLO’ 
Questi ultimi tre anni sono stati per me un periodo buio. Quando fai sei allenamenti di tre ore alla settimana e in gara non trovi soddisfazione perchè non hai la testa, non va bene. La scorsa stagione ho toccato il fondo quando una delle mie gare, il 400 misto, è andata malissimo rispetto alle mie aspettative. Ero disperato. Ogni santa gara che facevo andava male e ho iniziato a pensare che non fosse la mia strada. Volevo smettere, ma non ero sereno nel prendere questa decisione perchè temevo di pentirmene. L’allenatore Carlo Boni e il mental coach Elio De Signori mi hanno aiutato e mi sono completamente affidato ai loro consigli, mi sono messo in testa che dovevo riuscire a tirare fuori quello che avevo ancora da dare. 
Alla fine è la testa che cambia la prestazione.
Ho ricominciato con gare che non erano le mie per non avere troppa tensione e finalmente l’anno scorso ho ricominciato a sentirmi bene in acqua e facendo tempi inaspettati. Non accadeva da tre anni!

ALESSANDRO
No, ma ho pensato spesso a come mi troverei negli altri sport. Alla fine sto bene in acqua. 
Mi è capitato di passare qualche settimana senza voglia, ma quando accade penso al mio obbiettivo e mi rimbocco le maniche. Se sono qua, non è per caso, ma perchè ho sempre dato il meglio di me e ho fatto molti sacrifici, soprattutto nella vita sociale. Anche i miei genitori fanno sacrifici ogni santo giorno perché io possa continuare a coltivare la mia passione e mi sembrerebbe di prendere tutti in giro solo a pensare di smettere.


Supponiamo che ti fosse concesso di uscire per fare una sola gara, quale decideresti di fare e perchè?

NICOLO’ 
Il 400 misto. Sebbene sia una delle gare più difficili, è la mia gara ed è un anno che non la faccio perchè ormai da quattro non la facevo bene, ma vorrei provare a mettermi in gioco e esorcizzare le brutte sensazioni che provavo.

ALESSANDRO 
Farei il mio amato 200 stile. In preparazione gara, questa è quella in cui riesco meglio in assoluto. Anche in periodi in cui sono fisicamente devastato da stanchezza, dolori vari, dando il meglio di me esce non dico un lavoro decente ma accettabile, ovviamente il cazziatone lo prendo lo stesso! Come dice mio papà questa è la mia gara, ho un modo tutto mio di farla. Ci sono affezionato, è la gara che mi emoziona di più e inoltre riesco ad esprimermi bene su questa distanza, né troppo breve né troppo lunga.


A sinistra, Alessandro Mora, a destra Nicolò Serpi, al centro Jacopo Ricciotti (compagno di squadra)

Come ti immagini il momento in cui potrai riprendere gli allenamenti? Quali sensazioni credi proverai?

NICOLO’ 
Aspetto questa notizia da due mesi. Quando non mi alleno le mie giornate mi sembrano incomplete, sono un po’ tristi. Il mio pensiero fisso è sempre là, in piscina. Proverò una sensazione di benessere, perché tornerò a fare una cosa che fa parte della mia felicità.

ALESSANDRO 
Tornare in acqua, risentire l'odore del cloro sulla pelle, faticare ed essere contento di quel che faccio. Credo che proverò enorme felicità e sollievo.

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Quale qualità ammirate l’uno dell’altro?

NICOLO’
Alessandro arriva in gara sfacciato e dà tutto quello che può. Siamo uno l’opposto dell’altro. Nella vita lui è schivo mentre io sono timido ma affronto con gli altri con maggiore serenità, lui si comporta così in acqua.

ALESSANDRO
In lui ammiro la testardaggine che dimostra nella vita, la simpatia e la grande pazienza.


Che cosa rappresenta per te la figura l’allenatore? e  la tua squadra? 

NICOLO’
Ho fatto i primi risultati con l’allenatore Gianni Sterza, gli ero molto legato, era una figura essenziale non solo in piscina, ma un maestro di vita. Quando lui è andato via, ero un po’ spaesato. Carlo Boni però è un allenatore preparatissimo e molto determinato, sembra sempre che sappia già tutto quello che accadrà. Nel momento del bisogno è stato capace di esserci e di farmi capire quello che valevo, gliene sono grato. In squadra se uno molla tutti siamo dispiaciuti, anche se uno è assente all’allenamento, la mancanza si sente, è come una seconda famiglia, in cui non si va sempre d’accordo, ma condividiamo fatiche per obiettivo comune.

ALESSANDRO
L’allenatore per me è quasi un secondo padre, se non fosse per Carlo io sicuramente non sarei qui, è lui che mi sta conducendo verso tutti i miei obbiettivi in acqua, stiamo facendo un grande lavoro. La mia squadra è come una grande famiglia in cui ci si sostiene a vicenda, anche se con alcuni si ha un ottimo rapporto con altri meno. Qui ho trovato i miei migliori amici che mi sostengono e mi sopportano ogni giorno, perchè sono rinomato per essere capace di lamentarmi e basta.
Il nuoto, la squadra, il mio allenatore, la mia famiglia e i miei migliori amici mi stanno aiutando a crescere come persona, inoltre penso che tutti i pomeriggi che ho speso e spenderò in piscina, ne siano valsi veramente la pena.


Questo poteva essere per te un anno di soddisfazioni? A quali obiettivi vorresti aspirare?

NICOLO’
Questo per me è il primo anno nella categoria juniores. A gennaio mi son dovuto fermare per problemi di salute e anche dopo non riuscivo mai a completare una settimana di allenamento. Arrivano i regionali di fine febbraio. Il 200 rana era la gara più preparata, ma non mi sentivo ancora del tutto in forma, quindi ero nervoso. Alessandro Mora mi ha spronato a non deprimermi e a smetterla di farmi queste paranoie. L’ansia era a mille ma l’ho saputa gestire bene. Sono arrivato al secondo posto e, anche se forse non ho nuotato benissimo, io lo chiamo l’inizio della luce. Il giorno dopo però hanno bloccato tutto per l’emergenza, ma non importa, prima di quella gara ero come in galleria e ora finalmente sto vedendo la via d’uscita. 

ALESSANDRO
Poteva essere un anno con una bella soddisfazione, ero il favorito per diventare il campione nazionale nei 200 stile e forse salire sul podio nel 400 stile. Entro due anni vorrei entrare in nazionale, questo vorrebbe dire puntare ad un campionato Europeo. Il mio sogno nel cassetto sono le Olimpiadi e ce la sto mettendo tutta, anche se c'è gente che mi ha detto che non avrei fatto nulla e altra che me lo dirà in futuro, io questa gente non la ascolto, perché io sento di avere la possibilità di raggiungere al mio sogno.


Le recenti vittorie facevano già parte dei suoi sogni nel cassetto oppure ci sono entrate di sorpresa?

NICOLO’
Il mio sogno nel cassetto era finire una gara al culmine di tutte le mie energie. Perchè alla fine ti senti bene quando in acqua sai di aver dato tutto. E’ stata tosta trovare la via d’uscita, ma non c’è maggiore soddisfazione faticare per ottenere i risultati sperati.

ALESSANDRO
Le recenti vittorie, di cui la più importante non medagliata, non sono state per nulla una sorpresa. Credo di non aver fatto granchè, sono solo all'inizio di un grande progetto. Essere campione italiano alla mia età non vuol dire nulla, per ora mi merito un bravo e continuo a lavorare con molta umiltà. L’allenatore ha un progetto che si estende fino alla fine del terzo anno di categoria e che si sarebbe dovuto concludere con l'entrata in nazionale (Carlo sicuramente stava già pensando agli anni futuri). Ora il progetto è totalmente sconvolto e quindi se ne riparlerà al rientro.

 
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