Davide Di Maria

 

Siamo spesso concentrati su quello che ci manca trasformandolo in un limite insormontabile, ma c’è chi invece riesce ad andare oltre e bada solo ai propri punti di forza.

Davide Di Maria ha 19 anni, abita a Milano, frequenta l’ultimo anno di liceo ed è nato senza l’avambraccio sinistro. 

Da tre anni regata per la Canottieri Garda nella squadra paralimpica  FIV. 

Il 2019 per lui è stato un anno costellato di vittorie: ad aprile secondo posto alla regata nazionale 2.4 mR alla Maddalena; a inizio maggio vincitore della Settimana velica internazionale a bordo di un Hansa 303, vincitore poi a luglio del titolo mondiale con Fabrizio Olmi sull’imbarcazione RS Venture a Puerto Sherry nella baia di Cadice (Spagna) e secondo a settembre al CICO (Campionato Italiano Classi Olimpiche) con il 2.4 mR.

Ma tutto questo, come Davide tiene a precisare, è solo un buon punto di partenza!

Come è nata questa forte passione per la vela?

Ho iniziato ad andare in barca a 10 anni all’Isola d’Elba, dove la mia famiglia ha una casa e andavo per le vacanze. Vedendo tutte quelle barchette in acqua mi sono detto: perchè non provare? Il primo corso, o meglio approccio, è stato sul Laser e ne sapevo talmente poco di vela che continuavo a tenere cazzata la randa, ingenuamente convinto di fare andare così più la veloce la barca. Poi piano piano, e soprattutto dopo qualche scuffia, ho iniziato a capire come funzionava davvero ed è nata la mia passione. Ho partecipato anche a un corso “Race”, dove ho imparato a regatare sul 420 come timoniere, ma anche sui cabinati al mare. In una regata siamo partiti alle 19 e siamo tornati alle 3 di notte, otto ore tutte di spinnaker! Non ho lavorato tanto, ma mi sono goduto lo spettacolo.

Da Milano all’Elba, come sei arrivato in Canottieri?

Nel 2017 ho partecipato ad una giornata dimostrativa di vela a Salò organizzata dall’associazione “Raggiungere” (Associazione Italiana di famiglie e persone con disabilità agli arti - O.V.D.) in collaborazione con la Canottieri Garda. Rodolfo Bergamaschi, consigliere della società e all’epoca anche consigliere della FIV, ha notato che ero l’unico a sapere già qualcosa di vela e mi ha proposto di entrare in un programma federale a bordo del Feva e del 29er, ma nel giro di tre mesi sono stato catapultato a Porto San Giorgio nelle Marche per il primo raduno paralimpico giovanile U23, in equipaggio con Morgan Segatore, seguiti dall’allenatore federale Filippo Maretti e a ottobre ero all’europeo giovanile Hansa 303 a Genova, sempre con il progetto federale. Nel febbraio 2018 ho partecipato al primo raduno nazionale Senior, con i big della vela paralimpica. Ero molto emozionato perchè la mia passione stava diventando seria, era l’occasione giusta per lavorare sulla qualità.

Hai mai avuto paura di questa avventura?

Avevo 15 anni e già da un anno viaggiavo da solo. Ho avuto il pieno appoggio dei miei genitori, che mi hanno sempre incoraggiato e questo mi ha aiutato parecchio a non temere questa nuova sfida. Per fortuna anche i professori mi sono venuti incontro, cercando di non mettermi i bastoni fra le ruote, io però ho sempre cercato di studiare anche in trasferta, sebbene non fosse facile.

Come affronti l’eventuale giudizio altrui?

Io ho scelto di essere sempre me stesso e di farmi conoscere per quello che sono, tanto in dieci minuti capiscono subito come sono fatto e apprezzano le mie qualità. Lo scorso anno ho fatto da aiuto istruttore ai corsi di vela per bambini. All’inizio forse erano un po’ scioccati, ma sono istintivi e per loro tutto diventa normale in pochi giorni. Così da “quello senza un braccio” sono diventato “quello senza un braccio capace di fare anche più di loro” e, anzi, ai nuovi arrivati spiegavano che non c’era nulla di strano, ma che ero Davide e che ero un fenomeno!

L’emozione più grande che la vela ti ha fatto provare?

Sentire la trombetta della finale al traguardo del mondiale che ho vinto. Perché fino a quando non la senti suonare, non pensi che mancano solo 10 metri, ma sai che devi arrivare lì e nel frattempo potrebbe succedere di tutto. Quando ha suonato non ho pensato più a nulla, ho abbracciato Fabrizio (Olmi) e mi sono buttato in acqua. Non lo considero però un punto di arrivo, ma solo un buon punto di partenza!





Se in questo periodo di lockdown un pomeriggio avessi potuto regatare, quale barca avresti scelto per uscire? 

Il 2.4 mR è una barca tecnica e dà molta soddisfazione perché vuol dire che se sei al top hai saputo gestire gli aspetti e i dettagli al meglio. L’RS Venture, il 420 e il 29er sono barche più dinamiche e divertenti, ma se avessi avuto il permesso, la barca e il timoniere, sicuramente sarei uscito con il 49er, che rimane la mia barca preferita.
Peccato non rientri nelle classi paralimpiche.

Come è il tuo rapporto con Antonio Squizzato?

Considero Antonio come il mio secondo papà. È un valido avversario ma mi ha aiutato tanto nel mio percorso di crescita. Lui è sempre sul pezzo a livello tecnico, ma anche a livello morale ed emotivo è una grande persona, riesce a trovare sempre le parole giuste per spronarti. Tra noi non c’è mai competitività e io spero che continui a lungo a regatare perché è una colonna per tutta la squadra paralimpica.


Hai mai pensato di cambiare sport?

Assolutamente no. Ho però preso in considerazione l’approccio al triathlon, ma a patto che non tolga mai nulla alla vela e rimanga solo un sport subordinato.

In un anno hai raggiunto risultati importanti, ora a cosa aspiri?

Spero che la vela possa tornare ad essere disciplina paralimpica nel 2028 e poter partecipare alle Olimpiadi. 

Con quale imbarcazione?

Mi piacerebbe partecipare con il 2.4 mR perchè mi sto specializzando in questa classe e sto facendo un percorso intenso per migliorarmi grazie al supporto del mio grande allenatore Davide Ballarini. Non credo con il RS Venture, perchè è una classe nuova, meno affermata e quindi più instabile, con cui non si può fare un programma a lungo termine.

Quale messaggio ti piacerebbe trasmettere?

Oltre ad essere determinati, senza qualcuno che crede nelle tue potenzialità non si va tanto lontano. Io sono stato fortunato, Rodolfo (Bergamaschi) mi ha preso a braccetto e con il supporto della Canottieri e dei tecnici FIV sono riuscito ad arrivare ad alti livelli partendo da zero. Basta crederci, fare in modo che qualcuno creda in te e mettercela tutta!

Soddisfazione più recente?

Io e Fabrizio siamo stati candidati per il premio “Il velista dell’anno Tag Heuer”, promosso dal Giornale della Vela. Siamo rientrati subito fra i primi cento selezionati, poi nei primi trenta della prima fase eliminatoria e infine nei primi dieci. Adesso attendiamo il verdetto della giuria che si esprimerà il 6 giugno, nel frattempo dal 26 maggio ogni giorno viene intervistato un finalista. Guardate qui la nostra intervista e incrociamo le dita!